cattedra internazionale - 21 Edizione 2018
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CATTEDRA INTERNAZIONALE di GRAFOLOGIA “GIROLAMO MORETTI”

XXI EDIZIONE

MONDOLFO – 22 SETTEMBRE 2018

 

INFANZIA 2.0

Educare oggi: tra inquietudini e speranze

Grafologi e pedagogisti in dialogo

 

Abstract degli interventi

Prof. Giancarlo Galeazzi

L’infanzia nella società “infantile”

La relazione, che è incentrata su diverse concezione dell’infanzia come condizione di minorità che sta in rapporto con l’adultità come condizione di maturità, si struttura in cinque parti. Nella prima parte, a carattere introduttivo, si segnalano le novità nella configurazione delle diverse stagioni della vita. Nella seconda parte, si fa riferimento alle concezioni dell’infanzia nella premodernità e nella modernità che sono caratterizzate rispettivamente da una visione “adultistica”, che comporta una svalutazione dell’infanzia, e da una visione “puerocentrica”, che porta alla scoperta dell’infanzia, della sua peculiare autonomia. Nella terza parte si prende in considerazione l’infanzia nella postmodernità, per mostrare che “l’infanzia nella società infantile” è caratterizzata da un duplice fenomeno: la scomparsa dell’infanzia, in quanto c’è una sua adultizzazione, e la scomparsa dell’adultità, in quanto c’è una sua infantilizzazione. Alla luce di tutto ciò, nella quarta parte si esprime la necessità di fuoriuscire dalla presente situazione, e quindi di ripensare l’infanzia, in modo da evitarne tanto la svalutazione premoderna, quanto la scomparsa postmoderna, e riprendere così il cammino interrotto della modernità, che aveva rivendicato la specificità e l’autonomia dell’infanzia. La nuova concezione comporta una ridefinizione dell’infanzia attraverso un approccio interdisciplinare, data la sua complessità, e una configurazione digitale, dato il nuovo contesto culturale in cui si colloca. Infine, nella quinta parte a carattere conclusivo si accenna a una questione cruciale, quella della relazione e del patto tra le generazioni, questione che si va configurando come una vera e propria emergenza sociale, per cui anche sotto questo profilo c’è bisogno di una filosofia delle stagioni della vita che ne precisi le specifiche identità con i conseguenti rapporti, e di una pedagogia dell’infanzia che ne precisi il senso valoriale e educazionale.

 

Prof.ssa M. Chiara Michelini

La relazione educativa al tempo della RETE. Ragazzi, famiglia, scuola.

Le trasformazioni introdotte nella vita di tutti noi dalla RETE hanno prodotto grandi mutamenti nelle relazioni, comprese quelle educative, nella percezione del ruolo delle istituzioni e agenzie educative e in tutte le esperienze, nell’idea stessa della possibilità di educare. Siamo passati dal convincimento che la famiglia e la scuola fossero il centro della vita e della formazione delle giovani generazioni, al rischio della loro irrilevanza culturale e affettiva, a vantaggio di una RETE sempre più orizzonte di riferimento e forza centrifuga della vita e delle generazioni.

In questo breve intervento sosterremo la tesi che educare oggi significhi scegliere di considerare l’educazione e l’apprendimento scolastico entro questo nuovo contesto culturale. Ipotizziamo che ciò richieda un incremento di investimento educativo e non certo una marginalizzazione del medesimo. Seguendo questa ipotesi possono essere individuati alcuni modelli su cui ragionare: Educare per la rete, Educare con la rete, Educare alla rete, Educare la rete. Sui primi modelli sono già disponibili proposte più o meno condivisibili. Sulla possibilità di Educare la rete occorre avviare percorsi di interpretazione e di impegno, a partire dall’accettazione di una buona dose di utopia, nella direzione del recupero della sovranità sulla RETE, come principio democratico ed esistenziale e come interpretazione dell’educazione come diritto al servizio del mestiere di vivere. 

 

Prof.ssa Berta Martini

L’educazione dei bambini oggi: approcci e paradigmi

La pedagogia, nel corso della sua tradizione, ha affermato il principio di educabilità dell’uomo.

Credere che tutti siano educabili e che il limite di educabilità sia esterno al soggetto non implica tuttavia che tutti apprendano tutto, nella stessa misura e nello stesso modo, ma che si possono (e si devono) ricercare le condizioni per massimizzare il potenziale di ciascun bambino (quali ambienti, quali esperienze, quali saperi, quali strumenti, ecc. massimizzano la correlazione positiva tra insegnamento e apprendimento?). Di questo si occupa la ricercadidattica: studiare i fattori che influiscono sui processi di insegnamento e apprendimento e le relazioni fra questi fattori; individuare pratiche che facciano agire, attualizzandole, le capacità potenziali di ciascun bambino. Ciò reclama competenza pedagogica (l’educabilità è una promessa della scuola; psicologica (la conoscenza della mente rende migliore la nostra scuola); epistemologica (i saperi sono ciò che resta dello sviluppo collettivo del pensiero umano, ciò che ci consente di comprendere il nostro mondo e di costruirlo).

 

Dott. Fabio Carbonari

Personologia e grafologia dell’infanzia

Moretti ha dedicato tutta la sua vita allo studio, comprensione e descrizione della persona, sia nei suoi singoli aspetti che nella sua complessità dinamica. Ha fatto ciò esprimendo le sue intuizioni, sperimentando in termini concreti ciò che comprendeva, cercando di rendere condivisibile il suo metodo con la proposta del proprio metodo grafologico. Non è stato facile per i suoi collaboratori convincerlo a mettere per iscritto ciò che a lui appariva evidente e immediato. Ma forse è stato ancor più difficile convincerlo a scrivere qualcosa sull’infanzia, in quanto fermamente convinto che solo la scrittura spontanea e ben padroneggiata potesse essere oggetto di adeguata indagine grafologica. Questa riflessione intende soffermarsi sul duplice atteggiamento con cui Moretti ha approcciato lo studio dell’infanzia: per un verso perplesso e quasi intimorito, per altro molto più adeguato di quanto inizialmente potesse supporre.

 

Dott.ssa Anita Rusciadelli

Educare il comportamento grafico per educare la persona

In questo delicato e complesso momento di transizione in cui come adulti, prima ancora che come educatori, ci accorgiamo della urgente necessità di trovare nuove vie educative più risonanti con i bisogni, le eccessività, gli smarrimenti e le immaturità delle giovani generazioni, possiamo chiederci se anche l’educazione ad un corretto comportamento grafico possa contribuire ad arginare il crescente fenomeno che vede tanti bambini e tanti giovani così arrabbiati, delusi, insicuri, ego-referenziati, apatici, demotivati e disorientati. 

La risposta è indubbiamente positiva: l’educazione del gesto grafico può.

E non solo perché la cura della forma corretta delle lettere fornisce una struttura di base su cui radicare movimenti scrittori fluenti ed efficaci, così da suscitare un vero e proprio piacere di scrivere e dunque di comunicare e, alla fin fine, di essere, ma soprattutto perché quando il gesto scivola sul foglio in maniera armoniosamente spontanea, il cervello e l’intero sistema nervoso ne risentono positivamente.

Nell’atto dello scrivere vengono infatti attivate, come è ormai ben noto, gran parte delle funzioni cerebrali: nuove connessioni sinaptiche prendono forma e strada, si potenziano le facoltà dell’attenzione, della concentrazione, della memoria, la logica e la creatività e, in generale, ciò che si verifica è un processo di evoluzione, maturazione, spontaneo autocontrollo e dinamizzazione di tutti gli aspetti della persona.

Ma c’è dell’altro: insegnando a scrivere in maniera funzionale, a mio avviso si trasmette anche, seppure per vie indirette, un vero e proprio sistema valoriale, un archivio di buoni gesti e buone prassi in grado di risvegliare e rinforzare altrettanti aspetti buoni in ognuno: è valore coltivare ad esempio lo spirito di adattamento anche attraverso il suo movimento curvo, o la capacità di uscire da sé attraverso lo spazio tra le lettere, o l’importanza di coltivare i sogni e le aspirazioni attraverso lo slancio degli allunghi, e così via.

L’educazione ad un comportamento grafico efficace e funzionale, inteso in senso stretto (la tecnica dello scrivere bene) e in senso lato (scrivere per sviluppare armoniosamente gli aspetti più autentici e le risorse della persona) può dunque inserirsi a pieno titolo nel macrocosmo del complesso panorama educativo e offrire un contributo fondamentale; l’interiorizzazione di un corretto modello grafico del resto, così come di un valido modello educativo, è l’unica via per  rimanere ben radicati e, nello stesso tempo, per spaziare nelle proprie immensità. 

 

Dott.ssa Barbara Bitelli

Benessere e malessere della persona nell’evoluzione del comportamento grafico. Quali interventi?

Cogliendo il contributo dell’epistemologia della complessità, si considera l’individuo un sistema complesso: aperto (cioè in interazione continua con ciò che lo circonda) e dinamico poiché, pur essendo relativamente stabile, si trasforma se le esperienze vissute costituiscono fluttuazioni considerevoli per la sua organizzazione interna.

La grafia porta traccia diretta di questo processo, costituendo quello che in fisica viene definito un “osservabile” del sistema persona, cioè la manifestazione concreta che conserva le informazioni necessarie a caratterizzarlo. La scrittura stessa può quindi essere considerata un sistema complesso, in cui gli indici grafologici sono segno dell’interdipendenza dei dinamismi propri di chi l’ha vergata. Le modifiche che in essa si rilevano non avvengono però in modo incontrollato ma oscillano vicino ad una sorta di configurazione di equilibrio, chiamato “attrattore”: esso è un’entità vincolante che permette di considerare i singoli elementi grafici, e gli aspetti specifici della persona di cui essi sono strumento di comprensione, come una realtà unitaria.

Tale modello, non lontano dalla visione personologica di Moretti, acquista ancor più pregnanza considerando l’ambiente complesso della società attuale in cui il sistema individuo, anch’esso complesso, si trova a crescere e vivere. Benessere e malessere del singolo possono allora essere letti come l’esito di una cooperazione più o meno felice tra le sollecitazioni e i feedback continui a cui egli è sottoposto e l’attrattore che identifica la possibilità di aggregazione adattiva di ogni sua specifica potenzialità.

L’approccio del grafologo deve essere quindi qualitativo e possibilista poiché non sono i singoli parametri a caratterizzare il sistema persona/grafia ma le loro interazioni: esse vanno colte globalmente nel qui ed ora e comprese tra un prima e un dopo. Così diventa fondamentale il ruolo del grafologo come educatore che promuove l’attivazione di traiettorie benevole, che rispetta la storia del singolo (passata o possibile), che ne esalta il sentimento di fierezza per la propria unicità e ne accoglie la tensione verso il senso di unità ed identità.

Solo un tocco rispettoso, attento e non invasivo può far sì che da uno stato di instabilità scaturisca una nuova configurazione armoniosa, e non il caos, e che da un’eccessiva staticità possa nascere la possibilità di sperimentare nuovi percorsi, in modo che la preziosa complessità non diventi disgregante o bloccante complicazione.

 

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Girolamo Moretti
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