Istituto Grafologico Internazionale Girolamo Moretti

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Asterischi Autobiografici

 (da G. MORETTI, Chi l'avrebbe mai pensato, Autobiografie, Curia Prov. Frati Min. Conventuali, Ancona 1977)

 AUTORITRATTO GIOVANILE

Era tale la mia sensibilità che, ad un racconto o ad una spiegazione, provavo, senza tuttavia esserne turbato e quasi in modo limpido, tutte le impressioni inerenti a quel racconto o a quella spiegazione; esse si manifestavano con colori variati nelle mie gote e mio padre restava sorpreso e contraddetto della mia sensibilità, attribuendola alla mia costituzione fisica che considerava non troppo robusta ... Nonostante il mio sentimento cosi sensibile e delicato, avevo delle stranezze di cui la vittima spesso era mio fratello maggiore ... ma egli mi voleva bene ed io gliene volevo con pari intensità ...

Avevo la passione per il gioco ... Dopo il gioco il mio animo era invaso da mestizia che mi rimuginava nell'intimo con una varietà e profondità di riflessioni delle quali soltanto più tardi ho potuto pensare il valore. Non sono stato alieno da birichinate delle quali ora mi dolgo; però mi piace sempre l'originalità con cui erano concepite ... Attuavo cosi bene le mie canagliate che mai nessuno gettava su di me la colpa dei danni che ne derivavano. Non posso affermare che fossi contento delle mie malefatte perchè, nel compierle, provavo nello stesso tempo gusto e ripugnanza. Era uno sfogo della mia natura quasi come rivalsa alle ristrettezze della famiglia e per dover mangiare un pane raro e spesso di granoturco miscelato. Nonostante tutto mi piaceva andare in chiesa. (pp. 26 segg.).

POVERTÀ

Quali insegnamenti ho tratto dalle difficoltà in cui versava la mia famiglia e come tali insegnamenti lavorarono nel profondo del mio cuore per prepararmi a penetrare, valutare e valorizzare le situazioni difficili della vita! Ecco perchè il povero, e solo il povero e il povero fin dalla tenera età, ha la potenza di scrutare psicologicamente l'uomo davanti alle difficoltà più dure. Alcuni vorrebbero sostenere che in questi casi c'è solo la disperazione, ma questa è una viltà mentre l'uomo è fatto per lottare contro ogni sorta di difficoltà. (p. 30).

PSICOLOGIA PRATICA

Ritengo che i frati, in special modo, abbiano a loro disposizione molti mezzi per approfondirsi nella psicologia pratica.

La vita del frate è una vera vita comune tra persone così disparate da poter dire che nella comunità ci siano i rappresentanti di tutti i temperamenti umani ed uno che ha del talento psicologico può far tesoro di quella esperienza. Spiego meglio il mio pensiero. La comunità dei frati è molto diversa da quella di un collegio, di un Seminario vescovile o di altre comunità. In queste situazioni gli individui conservano la propria personalità distinta, sia morale che intellettiva e finanziaria.

Nella comunità religiosa, invece, le diverse personalità si fondono o si dovrebbero fondere per raggiungere una vera unità. Il bene della comuntà religiosa consiste appunto nella fusione e si vede subito chi è causa di disgregazione e in tal modo impedisce il vero bene della comunità. La vita religiosa non pretende che i frati siano perfetti, ma che si sforzino di esserlo; la varietà dei temperamenti, prima di adattarsi a questa fusione ed arrivare all'unità, produce degli scontri di natura molteplice secondo la molteplicità dei temperamenti. Questo lavoro avviene davanti all'occhio dello psicologo religioso e per mezzo dell'introspezione e dell'esperienza, essendo anche lui non solo spettatore ma pure soggetto attivo della comunità. (p. 44).

POETA O PSICOLOGO

Mi ero messo in testa di essere poeta e forse ne ho la tempra, perchè la natura esercitava su di me una potente attrattiva. Il movimento e lo stormire di una foglia mi incantavano, il gorgheggio dell'usignolo, il monotono "chiù" dell'assiolo a notte fatta, il murmure dei pini, ecc. facevano vibrare i miei sentimenti senza che avessi la capacità di esternarli perchè non avevo a mia disposizione la ricchezza di linguaggio necessaria ad esprimere quello che sentivo. Mi accorgo ora chiaramente che andavo sempre a finire in concetti e discussioni psicologiche e perciò penso che, più che poeta, ero uno psicologo ed avrei fatto psicologia anche scrivendo poesie (p. 45)

CARITÀ FRATERNA?

Si era nell'epoca turbolenta del 1919 e fui invitato ad lmola per la predicazione della quaresima. Era cominciata da poco e un sabato sera mi trovavo fuori delta città a passeggio con il Vescovo. Un muratore, passando in bicicletta, mi diede un tremendo ceffone con la sua mano rude e rosa dalla calce. Per la sopresa e l'offesa perdetti il controllo di me stesso e corsi in cerca di un sasso per tirarglielo contro. Udivo come in sordina la voce del Vescovo che mi pregava: «Si calmi, padre, si calmi». Misi in pratica il Vangelo non rispondendo all'offesa, ma solo perchè non riuscii a trovare un sasso! (p. 67)

IMPRESSIONI DAI LUOGHI SANTI

Mi sembrava un sogno essere a Gerusalemme! Stanco del viaggio, passai la notte dormendo saporitamente. AI mattino il Padre Custode di Terra Santa ci concesse di celebrare la santa Messa sul Sepolcro di Nostro Signore. Non è possibile riferire quali sensazioni provai mentre celebravo. Mi sentivo ogni tanto dei brividi: erano palpiti di adorazione, di indegnità, di dedizione, di tenerezza.

Il giorno dopo celebrammo sul Calvario dove c'era un'immagine della Madonna cosi bella che la tradizione ritiene essere stata fatta da un angelo. Entrato già il giorno avanti in un clima di commozione intensa e pieno dei pensieri delle sofferenze del Signore, il cuore mi si intenerì in modo singolare da non poter frenare le lacrime. Qui con l'immaginazione vedevo la Vergine ai piedi della Croce ricevere su di sè il sangue del Figlio e tendere l'orecchio per ascoltare quelle parole che riguardavano Lei e noi. Vedevo la Madre santa che piangeva silenziosa in mezzo ad una turba di forsennati che nemmeno si accorgevano di Lei e tutto questo mi procurava una commozione inenarrabile (pp. 112-13)

DI FRONTE ALLA MORTE

Nell'ottobre 1945 morì, a trent'anni, il mio confratello e affezionato collaboratore P. Mariano Orlandoni.

La sera dello stesso giorno fu portato in chiesa e visitato continuamente dalla gente che nutriva per lui somma venerazione; lo consideravano tutti un santo.

Che il vecchio muoia dopo essere vissuto ed essersi logorato non fa meraviglia perchè tutti se lo aspettano, ma sconvolge che giovani protesi verso la maturità vengano troncati improvvisamente. Il morto era là, disteso nel mezzo della chiesa, con le mani incrociate sul petto e con il Crocifisso tra le dita, con le gote non più di rosa acceso come durante la vita, ma sbiancate. I visitatori erano esterrefatti, giravano silenziosi intorno al cadavere ed avevano le lacrime negli occhi.

lo non piansi come non piango mai nel grande dolore. Avrei voluto parlare al cimitero prima della tumulazione, ma avevo l'animo inaridito. Una sola cosa pensavo in quel momento: che padre Mariano non mi sarebbe stato più vicino (p. 157)

GIUDIZI

I pareri sulla mia abilità grafologica furono diversi; prevalsero spesso quelli che sostenevano trattarsi di un misto di sensitività, di cultura e di studio.

lo affermo che nel mio caso non si tratta di sensitività, ma solamente di intuito. Lo prova anche il fatto di essere riuscito a formulare un metodo ed a comunicarlo ad altri i quali, applicandolo, qualora abbiano la necessaria attitudine e l'adeguata competenza, ottengono risultati analoghi ai miei. Inoltre, si sappia sempre che alle intuizioni ho fatto sempre seguire un prolungato lavoro di verifica e di sperimentazione (p. 170)

FRATE GRAFOLOGO

Qualche volta, a Mondolfo, mi venivano dei dubbi se l'impegno grafologico fosse confacente con la vocazione del frate; padre Luisetto, mio amico e collaboratore, me li dissipava con pazienza e fermezza facendomi riflettere su tutto il bene che potevo fare illuminando le persone …

Questo periodo fu innegabilmente il più fecondo per la mia produzione grafologica perchè la quiete del convento di Mondolfo favoriva molto la concentrazione ed il lavoro, perchè le continue sollecitazioni di Padre Luisetto mi impegnavano sia ad utilizzare nella maniera migliore il tempo, sia a rispettare i programmi che insieme avevamo formulato. Ora più che mai capivo quanto fosse importante per me avere vicino una persona capace di organizzare efficacemente il mio lavoro e di sostituirmi in quella che è stata sempre la mia più grande lacuna, cioè di impostare e condurre una qualsiasi trattativa. Entrai allora in un clima di maggiore serenità e constatai come questa costituisca il primo ed in molti casi l'unico farmaco per la salute non solo psichica ma pure fisica. (pp. 172-75).


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